Gli esiti della proposta 4 ottobre 2011
Posted by Bad Grass in Uncategorized.Tags: avventura, etimologia, futuro, lavoro
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Chi ha letto il post precedente sarà probabilmente curioso di sapere come è andata a finire. Beh, ho mandato la mia lettera, chiedendo niente più che pagarmi l'affitto e i viaggi e, come mi aspettavo, non mi hanno fatto nessun problema. Alla fine, si può dire che loro c'abbiano abbiano provato: speravano forse che andassi là a spese mie; tuttavia, non si sono scandalizzati di fronte alla mia risposta. Anche qualora il nostro cliente non mi volesse alle sue dipendenze, lavorerò probabilmente a Borlänge per un bel pezzo, perché è la che la mia ditta ha tanto lavoro. Questo significa, tra l'altro, che vogliono passarmi a tempo indeterminato. Anzi, a dirla tutta, dopo qualche giorno, il tale che mi ha fatto la proposta è venuto nel mio ufficio per scusarsi, perché lui non sapeva che io avessi un contratto in scadenza. Non ci vedo nulla per cui valga la pena scusarsi ma è stato comunque un bel gesto, no?
Giovedì sono andato a fare il colloquio a Borlänge, presso il nostro cliente. Alle 7 del mattino il mio caporeparto è passato a prendermi a casa. Prima tappa, Sandviken, paese sovrastato da un'enorme acciaieria a circa due ore a Nord da Stoccolma. Lì abbiamo incontrato un nostro collega; ci siamo quindi recati da un importante cliente per presentargli le nostre cosiddette soluzioni, i nostri "concept". In parole povere: come sviluppiamo i progetti di automazione. Durante le tre ore dell'incontro, io sono intervenuto solo una volta per risolvere un piccolo problema che ha avuto il mio collega nella dimostrazione che stava facendo vedere. Del resto, non era previsto che io parlassi. Durante tutta la mattina, quindi, sono fondamentalmente rimasto fermo sulla sedia a trattenere gli sbadigli e a scambiare SMS con il mio capo a Sundsvall, riguardo ad un problema di rapporto delle ore di lavoro.
Alle 13 era previsto il mio colloquio a Borlänge e a mezzogiorno eravamo ancora a Sandviken, cioè piuttosto lontani. Io e il mio caporeparto abbiamo così deciso di mangiare per strada e, giunti a Falun, ci siamo presi un hamburger, da mangiare lungo il tragitto. Questo mio collega, un allegro signore sui 45 anni con la faccia paffuta, guidava, parlava al telefono e contemporaneamente teneva in mano l'hamburger. Quando non aveva l'hamburger, comunque, in un paio di occasioni ha preso appunti appoggiando un post-it sul volante. La cosa sorprendente è che lui è sembrato perfettamente a proprio agio: anzi, sembrava che si stesse divertendo. Io lo troverei molto stressante, oltre che pericoloso.
Siamo riusciti ad arrivare a destinazione sani e salvi e persino in orario. Certo, i nostri aliti non erano più quelli adatti ad un incontro con chi potrebbe darci da lavorare ma non si può aver tutto.
Il colloquio, dunque… S'è trattato di un incontro con un signore piuttosto giovane, forse sotto i 40 anni. Ha parlato quasi sempre lui, mostrandomi le attività che dovrò svolgere con i suoi colleghi. Non mi ha entusiasmato molto, anzi: si tratta comunque di un lavoro nuovo, non esattamente lo stesso che è previsto dal mio contratto. Io mostrato interesse per la conversazione, facendo qualche domanda riguardo alle cose che mi stava dicendo. Tra l'altro, a Borlänge la gente parla il cosiddetto "dalmål", il dialetto locale, che non è proprio uguale alla lingua svedese come la conosco. Il tipo mi ha detto ache che mi darà una lista di posti da visitare in Dalarna, la regione di cui Borlänge è il capoluogo. La suddetta lista è cominciata con "le miniere di Falun"… Se il primo posto che gli viene in mente è una miniera, chissà quali altre imperdibili mete turistiche ci saranno da vedere!![]()
Il tutto è durato circa una ventina di minuti… Io, a quel punto, ero abbastanza stanco dal pensare di andare a casa ma il mio caporeparto ha deciso che era bene salutare prima un po' di persone. Ci siamo quindi messi in marcia, attraversando lo stabilimento e andando a chiaccherare con vari soggetti dislocati qua e là nei capannoni. Mi sono annoiato tremendamente.
Finalmente, verso le tre e mezza del pomeriggio, decidiamo di tornare verso Stoccolma. Durante il tragitto, il mio caporeparto mi dice: "stasera c'è il festival del whiskey, ci andiamo?" Per fortuna ho scoperto che il festival era anche della birra (a me i superalcoolici non piacciono granché) e ho accettato di buon grado. Trovo che sia bello che ci sia, tra noi dipendenti, questa "parità". Non percepisco mai la differenza che può esserci tra un caporeparto di mezza età, con lunga esperienza e discreto potere decisionale, ed un neodipendente alle prime armi. Alla fine, tutti diventiamo uguali di fronte ad un buon bicchiere di birra.![]()
Comunque andrà con Borlänge, sono molto contento d'essere entrato a far parte di un'azienda prestigiosa, con un buon stipendio, colleghi capaci e, a quanto pare, un contratto a tempo indeterminato. Dopo tanta diffidenza, ho trovato dei soggetti disposti a investire su di me (piuttosto che sfruttarmi) e lo hanno già dimostrato mandandomi a studiare negli USA e proponendomi di fare pratica per un anno intero nella tana del lupo.
Dopo aver pianificato la mia nuova vita in Svezia per tanti anni e aver ricevuto centinaia di delusioni, comincio a raccogliere qualche frutto… Era ora!
EMBLEMA: dal greco "émbléma", da "bállein" e "en" = "che si applica dentro".
Proposta indecente 18 settembre 2011
Posted by Bad Grass in Uncategorized.Tags: etimologia, futuro, problemi, svezia
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Mi sono indubbiamente preso una lunga pausa estiva, visto che sono più di due mesi che non aggiorno il blog!
Sono successe tante cose che si potrebbero raccontare, in questo periodo, almeno per due o tre post… Ma non ho mai visto le condizioni di "voglia" e "tempo" verificarsi contemporaneamente!
Comunque, quel che è successo questa settimana è davvero rilevante e quindi mi accingo a scriverne qualche riga.
Come prima cosa, intanto, un brevissimo riassunto: sono stato in Italia una settimana, ad agosto ho lavorato tantissimo e sono uscito un po' con gente varia a divertirmi. Ecco, ho finito il riassunto!
Veniamo a questa settimana, piuttosto! Qualche giorno fa, attraverso LinkedIn, ho ricevuto un invito per un colloquio presso una ditta che si occupa di software per smartphone. Ho risposto dicendo tutta la verità, nient'altro che la verità: io vorrei proseguire il mio lavoro presso il mio attuale datore ma, siccome sono in scadenza di contratto e non si sa se vogliono tenermi, accetterei volentieri un incontro. Non ho più ricevuto risposta.
Detto ciò, giovedì ho fatto una serata con alcuni colleghi dove, tra un discorso e l'altro, sono emersi dei dettagli che facevano pensare che io continuerò a lavorare anche dopo ottobre e… Il giorno seguente, in effetti, uno dei miei capi è venuto per farmi una proposta. Bene… Anzi, male! Questo pasciuto signore, in sintesi, mi ha detto: "Ho pensato che la cosa giusta da fare sia che tu ti trasferisca a Borlänge per un anno, per lavorare come consulente presso il nostro cliente. Avrai occasione di accumulare un'enorme esperienza; vorremo inoltre che tu diventassi un esperto di azionamenti (dispositivi elettronici che controllano il funzionamento di un motore elettrico di grosse dimensioni, NdB)". Si tratterebbe, quindi, di cambiare sia mestiere (tra l'altro gli azionamenti sono roba da ingegnere elettrico e io sono un informatico) e soprattutto città. La ditta si preoccuperà di trovarmi un appartamento ma non mi sarà concesso il già esiguo indennizzo di cui ho già parlato in precedenza. Non solo: a quanto pare, dovrei pagarmi sia l'affitto che i viaggi da/per Stoccolma. Io non ho alcuna intenzione di cedere il mio attuale alloggio, né di trascorrere i miei weekend nella tristissima Borlänge e mi ritroverei ad andare avanti e indietro per la Svezia a cadenza settimanale. Pertanto, mi ritroverei, oltre ad un sostanzioso aumento di stress dovuto agli spostamenti, un considerevolissimo incremento delle spese, inaccettabile. Ho fatto un conto approssimativo da cui emerge che, al netto di queste spese aggiuntive, andrei quasi in pari, ossia riuscirei a risparmiare pochissimi soldi per un anno intero. A queste condizioni ho deciso che non accetterò l'incarico e probabilmente questo implicherà perdere il lavoro. È un'azienda ambitissima e prestigiosa, la mia, con uno splendido ambiente di lavoro; mi dispiacerebbe moltissimo non proseguire la mia carriera lì… Ma se queste sono le condizioni per restare, allora credo che prefirei trovare un altro lavoro, che magari mi piace poco, ma che mi permette di stare a Stoccolma.
Ho lavorato duro per parecchi anni per poter finalmente costruire il mio futuro come lo voglio io e, ora che ci sto pian piano riuscendo, questi mi propongono di trasferirmi in una città che non mi piace per niente. Io ho firmato un contratto dove c'è scritto che faccio il lavoro X, nella città Y, con lo stipendio pari a Z corone svedesi… La ditta mi sta dicendo invece che mi farà fare un'altra cosa, in un posto a 300km da dove vivo e per giunta abbassandomi di brutto lo stipendio. No, credo proprio che piuttosto me ne rimarrò disoccupato a studiare svedese, a Stoccolma! Se avessi voluto lavorare a Borlänge, avrei cercato lavoro là!
Pertanto, in definitiva, devo fornire una risposta entro poche ore, perché il trasferimento potrebbe avvenire già la prossima settimana. Ci sarà nel frattempo un colloquio con il cliente dove, improvvisamente, il sottoscritto potrebbe dimenticarsi quel poco di svedese che ha imparato.
Scherzi a parte, oggi spedirò una lettera ai miei capi dove scriverò in termini semplici e chiari che la ditta dovrà farsi completo carico del secondo affitto e di tutti i viaggi da/per Stoccolma. Queste sono davvero le condizioni minime. In realtà, sarebbe giusto che mi dessero anche qualcosa in più, visto che dovrò affrontare una lunga serie di disagi. Così fanno le ditte serie, almeno. Io, comunque, penso che accetterò di trasferirmi anche senza indennizzo. Nel caso invece mi dicessero che non mi daranno neanche i soldi per sostenere le spese, si prefigurano tre scenari: 1) rifiuto ma rimango in ditta, magari occupandomi di una controproposta che ho già preparato e che credo sia molto positiva sia per me che per loro; 2) rifiuto e loro mi lasciano a casa; 3) accetto ma a quel punto dovrò parallelamente cercarmi un altro impiego. Lavoro per vivere: prima viene la mia vita e poi le esigenze della ditta! C'è in teoria anche il quarto scenario: accetto e mi trovo talmente bene a Borlänge che non vorrò più tornare indietro… Molto difficile!
LUMACA: dal latino "limax", correlata al greco "lèimax" = "luogo umido".
PUTATIVO: dal latino "putatívus" = "reputato (per quel che in realtà non è)".
La festa dei Vichinghi 6 luglio 2011
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Lo scorso weekend sono andato assieme ai consueti compagni di serate a vedere il Vikingafestivalen che si è tenuto a Stallarholmen, paesino a circa 80km da Stoccolma. In sostanza lo si potrebbe descrivere come una specie di sagra come ce ne sono tante nelle estati italiane ma in tema vichingo. Infatti, chi entrava nell'area della manifestazione, se non era vestito in abiti d'epoca, doveva pagare 60 corone. Tra l'altro, piccola nota curiosa: non esistevano praticamente barriere od ostacoli d'altro genere per eventuali "portoghesi", se non una breve e facilmente scavalcabile transenna. Qualcosa mi dice che a Genova non avrebbe funzionato.
All'intero dell'area (sostanzialmente un grosso prato a ridosso di una spiaggia e alcune villete non recintate) c'erano numerose tende e banchetti che vendevano bigiotteria di gusto nordico. In più, quà e là c'erano delle persone che cucinavano le semplici pietanze vichinghe (o presunte tali). C'era persino un fabbro che lavorava e, ovviamente, luoghi per mangiare e bere.
Il pezzo forte del festival era però una porzione di campo riservata a varie rievocazioni storiche: combattimenti, scenette varie e tipici giochi vichinghi. Questi ultimi in particolare mi hanno colpito per la loro semplicità. Anzi, a dire il vero, lo stile era identico a quello della "zampa di ferro" in "Attila flagello di Dio".
Una delle sfide più buffe è quella dove coppie di avversari si abbracciavano mettendosi reciprocamente una mano in bocca, dopodiché cominciavano a tirare. Non sono riuscito a capire quando il gioco termina ma questo è ciò che si è visto (ringrazio Smonta che mi ha fornito l'immagine):

A parte l'evidente maschilismo (tutti i giochi erano svolti da uomini e basati sulla forza fisica), quei giochi davano bene l'idea di quanto sia in realtà semplice divertirsi senza ricorrere necessariamente alle tecnologie moderne. La semplicità della cultura vichinga e del Medioevo in generale, per questo, mi affascina.
CAMALEONTE: dal greco "chamalèon", da "chamailòs" = "strisciante", da "chamai" = "a terra".
Storia di cortesia 23 giugno 2011
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Ho trascorso il weekend facendo una visita in uno dei simboli del mondo occidentale, New York. Non mi dilungherò nel raccontare le cose che ho visto, perché bene o male si tratta di nozioni trite e ritrite, data la popolarità del luogo. Voglio invece raccontare un breve aneddoto sull'epilogo di questo fine settimana. Piccola premessa: chi mi conosce sa probabilmente della mia avversione nei confronti dello stile americano, che da quando sono in Pennsylvania non ha fatto che confermarsi. Tuttavia ho riscontrato in svariate circostanze un bell'aspetto positivo degli Americani, che spero a questo punto non sia il frutto in una serie di coincidenze. La storia che segue ne è solo l'esempio più eclatante.
Io e il mio collega eravamo di ritorno in auto da New York, come dicevo. Siccome erano le 20 passate e avevamo fame, abbiamo deciso di fermarci a cenare nel ristorante/fast-food X proprio vicino all'albergo, prima di fare il check-in. Io mi sono preso due bei panini con pastrami, cipolle e un non meglio identificato formaggio fuso, con l'ovvio contorno delle patatine fritte e una sprite… Buoni. Al momento di pagare, la cameriera di mezze'età ci porta il conto nell'apposito astuccio e sia io che il mio collega vi riponiamo le nostre carte di credito. Fatta la strisciata, firmiano e ci dirigiamo verso l'albergo. Giunto nella mia stanza, mentre stavo ancora disfacendo i bagagli, mi arriva una chiamata dal telefono fisso. Ho subito pensato che fosse il mio collega ma si trattava invece della reception, che avevo lasciato non più di due minuti prima. Il ragazzo dall'altra parte della cornetta parlava troppo veloce e con un accento troppo forte per il mio inglese, per cui ho capito solo "credit card". Gli ho così risposto che sarei venuto giù immediatamente. Finalmente faccia a faccia, il ragazzo mi chiede se per caso ho mangiato al ristorante X, quella sera. Senza pensare, ho detto di sì, allorché il tipo mi ha rivelato d'averci lasciato la mia carta di credito. Trattandosi della carta aziendale, perderla significherebbe fare una bruttissima figura con i miei capi in Svezia! Il receptionist ha continuato a parlare, dicendomi che non mi devo preoccupare perché stanno già venendo dal ristorante per riconsegnarmi la carta. Mi sono quindi diretto verso l'ingresso e mi sono messo ad aspettare che arrivasse qualcuno. Cotto dalla stanchezza, lì per lì non mi è sorta l'ovvia domanda, per alcuni minuti: come facevano a sapere che alloggiavo all'hotel Y? Allora ho chiesto lumi alla reception e ho saputo che, per puro caso, uno dei dipendenti del ristorante lavora anche per l'albergo e si è ricordato del mio nome, leggendolo sulla carta, quindi hanno pensato subito di avvertire e premurarsi addirittura della restituzione. Sarebbe stata consuetudine e buona cosa lasciare la carta semplicemente in un posto sicuro nel ristorante, in attesa che qualcuno la reclamasse. Invece, si sono preoccupati di andare a cercare il proprietario e portargliela. È stato davvero un bel gesto, nonostante fosse ancora orario di lavoro. A portarmi la carta di credito è stata proprio la stessa signora che ci ha serviti al ristorante e, negando ogni sorta di ricompensa, mi ha detto: "Benvenuto in America!". Questo episodio, come detto all'inizio, è stato solo uno dei tanti che mi hanno mostrato la cortesia degli Americani. Un'altra cosa che mi capita di continuo, e qui chiudo, è che qualcuno di loro, incontrandomi in ascensore, faccia qualche battuta spiritosa, parli. È qualcosa che in Svezia non capita spesso e nemmeno a Genova, dove sembra piuttosto che una presenza in un ambiente così piccolo sia più un motivo per stare all'erta che un'occasione di scambiare due parole.
DIVORZIO: dal latino "diversus", da "vòrto" = "vòlgo".
La terra dei “più” 16 giugno 2011
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Eccomi qui a Filadelfia, infine. Anzi, a dire il vero pernotto in un'altra città vicina, una tipica cittadina di provincia come se ne vedono a decine nei film. Appena giunto a contatto con gli indigeni, ho notato la grande varietà di etnie che convivono assieme. Guardando su Wikipedia, sembra addirittura che in Pennsylvania vivano più "Italiani" che "Inglesi" e che i "Tedeschi" siano gruppo più numeroso.
Nonostante tra l'Europa e gli USA ci siano molte piccole differenze, tutto ciò che vedo intorno mi è alquanto familiare. In effetti, mi rendo conto adesso di quanto questo genere di luoghi l'abbia già visto centinaia di volte sugli schermi televisivi e al cinema.
Sembra che qui sia tutto più grande, più forte, più potente, più tutto. Ad esempio, mi sono servito una bevanda analcolica in un distributore automatico. Il liquido scende giù con molta pressione e c'è persino la possibilità di far scendere i cubetti di ghiaccio, i quali cadono furiosamente come la grandine. C'è di più: i water sono larghi e pieni d'acqua fino quasi ad arrivare a contatto con la pelle, se ci si siede sopra. I ristoranti sono climatizzati a tal punto che si fatica a stare in maniche corte e le bitite analcoliche devono essere per forza dolcissime e gelate. Lo stesso dicasi per la mia camera d'albergo: grande e preimpostata ad una temperatura eccessivamente fredda per i miei gusti (e io mi lamento sempre del fatto che gli alberghi sono sempre troppo caldi). Le auto sono davvero grandi, non ho ancora visto un'utilitaria. Tra l'altro, nella zona periferica dove sono io, non ci sono praticamente biciclette, probabilmente per via delle relativamente grandi distanze fra un edificio e l'altro. Infine, come è noto, gli Americani sono un popolo di ciccioni: vederli nutrirsi nei fast food mi ha fatto subito venire in mente una scena de "La città incantata", dove i genitori della protagonista, irredenti golosoni, si ingozzano di leccornie trasformandosi in enormi maiali antropomorfi. Ecco, devo dire che le abitudini alimentari degli Americani sono folli, sconsiderate: molti cibi dai sapori accattivanti, con confezioni coloratissime e scritte giganti, grassi ovunque. Per esempio, nella colazione del mio albergo sono previste numerose amenità quali il burro d'arachidi, bacon, salsicce, fette di pane dolcissimo e speziato, latte "migliorato" (non quello di "Arancia Meccanica"
) ma… Nessuna traccia di un alimento "normale" come lo yogurt, la base della mia colazione.
Due parole le spendo anche per il collega svedese che è venuto con me negli States: lui sembra essere entusiasta della cucina yankee e, considerando che gli Svedesi si nutrono di qulaunque cosa, la cosa non mi sorprende. Si sta dimostrando tanto mansueto quanto tonto. Solo per dirne una, è riuscito ad entrare (in ben due occasioni) in autostrada senza fermarsi a prendere il biglietto: multe per un totale di 50$, per aver percorso poche miglia sulle highway statunitensi.
Sono curioso di andare a visitare la città vera e, possibilmente, fare un salto a New York nel weekend.
Cambiando discorso e per concludere, faccio un brevissimo aggiornamento sul lavoro. Sabato mi sono alzato alle 5:30 per andare a fare la mia prima, brevissima, messa in servizio, in quel di Smedjebacken: un intervento della durata di poche ore che, almeno per adesso, sembra aver soddisfatto sia il cliente che il mio project manager. Nonostante miriadi di problemi dovuti a informazioni errate e mancanza di personale, alla fine sono riuscito a rispettare i tempi; se non ce l'avessi fatta, penso proprio che le mie chance di essere confermato in autunno si sarebbero notevolmente assottigliate.
MUMMIA: dal latino "mumia", dall'arabo "mumya", derivato da "mum" = "cera", "gomma".
Di lavoro e del suo ambiente 22 maggio 2011
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Ridendo e scherzando è già più di un mese che ho iniziato a lavorare. In questo periodo sono successe molte cose e ho trovato parecchi spunti per scrivere su questo blog. Mi ci vorrebbero tante pagine per raccontare tutto. Tra gli eventi più di rilievo, ci sono state due settimane dedicate alla mia prima trasferta, a Borlänge. Sono andato là essenzialmente per fare comapgnia ad un mio collega e svolgere lavoro di bassa manovalanza, ossia trasportare e svuotare scatoloni, montare computer e attrezzature varie nell'impianto dove dobbiamo lavorare: nulla che abbia a che vedere con la mia mansione ma in ufficio non avrei avuto nulla da fare e così ho almeno avuto modo di vedere un'acciaieria svedese. Non voglio dilungarmi sulle differenze tra acciaieria italiana e svedese ma almeno una, la prima e più lampante, la voglio dire: le ragazze! Mi ha fatto effetto vedere così tante donne (di tutte le età) lavorare come operaie in un posto del genere. In Italia e in Grecia non ne ho mai vista neanche una; qui è invece del tutto normale e, in effetti, non vedo perché una donna non potrebbe fare quel mesterie. Probabilmente tornerò a Borlänge abbastanza spesso e, in generale, le mie future trasferte saranno quasi tutte nella Svezia centrale, dove ci sono gli impianti dei nostri clienti. Io ed il mio collega siamo usciti a bere e a cercare gente ogni sera, dopo le nostre 12 ore di lavoro giornaliere. Borlänge, nonostante i suoi 40000 abitanti, è una città estremamente calma e sostanzialmente priva di vita notturna. Per esempio, ci siamo ritrovati a bere nei bar degli alberghi, gli unici locali aperti di sera. Inizia ad esserci un po' di vita (ma non troppa) il mercoledì, che qui chiamano il "piccolo sabato". In questa occasione, infatti, Borlänge si "anima" e nel centro si possono trovare ben due locali aperti. La mia ditta non fornisce nessun indennizzo di trasferta ma solo una parziale copertura delle spese di vitto, più l'alloggio, quindi prendersi anche solo una birra significa andare certamente in perdita. Ecco, ci fanno andare in alberghi lussuosi di cui non abbiamo il tempo di goderne i servizi. Sarebbe molto meglio, invece, mandarci in alberghi normali e darci a noi una parte dei soldi risparmiati: io sarei più contento di andare in trasferta e dormirei comunque in un letto ma forse sarebbe chiedere troppo.
L'ultima sera a Borlänge mi sono ritrovato assieme ad altri colleghi che venivano da Gävle, Sundsvall e dalla stessa Borlänge. Dopo un torneo di biliardo dove a suon di colpi di fortuna ed errori clamorosi degli avversari sono arrivato in finale, siamo andati a cena e poi in un pub. Come era lecito aspettarsi, tutti hanno bevuto moltissimo, parlato di lavoro (che palle) e alla fine il capo ha pagato tutti i conti che c'erano da pagare. Da notare che in quel gruppo di colleghi ero il più giovane nonché il più basso, una situazione inedita per me.
Oggi voglio spendere anche due parole sul lavoro in generale: di fatto ho cominciato solo la scorsa settimana ad occuparmi di ciò per cui sono stato assunto. Al momento ho in mano due piccoli lavori per i quali dovrò fare delle brevi (si spera) visite a Finspång e Smedjebacken: se Borlänge è una "città che non si sveglia mai", chissà che bellezza saranno questi due paesi dispersi nella campagna svedese! Alcuni miei colleghi sembrano molto incuriositi da me e vengono nel mio ufficio per fare due parole abbastanza spesso. La maggior parte, però, se ne sta tranquilla nei propri spazi e se non sono io a cercarli, è come se non esistessi. Ogni giorno ci sono due pause caffè dove ci si raduna nell'apposita stanza per sorseggiare qualche bevanda a spese della ditta (come consuetudine in Svezia) e soprattutto per parlare. Le pause durano talvolta delle mezz'ore abbondanti ed io, capendo pochissimo di quel che si dice, mi annoio a morte. Venerdì c'è stata persino una festicciola in onore di un tizio mai visto prima che, se ho ben capito, compiva 25 anni di militanza dell'azienda. Ad un certo punto si sono alzati tutti in piedi e messi in cerchio; mi son sentito in dovere di fare altrettanto, anche se non capivo il motivo, pur di non apparire "non integrato". Improvvisamente, questi sorridenti signori hanno cominciato a… Cantare in coro… Una cosa che detesto.
Benché l'età media del mio reparto sia ragionevolmente bassa, sono il secondo più giovane e certamente il più inesperto, per cui mi sa che mi toccherà trottare parecchio per stare al passo dei miei colleghi, avendo anche lo scoglio della lingua.
ARAGOSTA: dal latino "locusta(m)" = "cavalletta".
EREMITA: dal latino "eremu(m)", dal greco "éremos" = "solitario".
Al lavoro! 18 aprile 2011
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Finalmente, dopo anni di ricerca, oggi è arrivato il fatidico giorno del mio esordio nel mondo del lavoro svedese.
Ho ricevuto una quantità pazzesca di informazioni e incontrato un sacco di gente di cui ho già dimenticato volti e nomi. Mi ci vorrà tempo per assimilare il nuovo stile di lavoro. Oltre ad avere cambiato Paese, ho anche cambiato tipo di azienda: prima lavoravo per una piccola realtà di 8 dipendenti e ora mi ritrovo in una multinazionale. Per queste ragioni, il lavoro è organizzato in modo estremamente più evoluto, rispetto a dove ero fino a qualche tempo fa.
Andando in ordine cronologico, al mio arrivo sono stato accolto dal mio nuovo capo. Ecco, la famigerata efficienza svedese è subito venuta meno ancor prima di varcare i tornelli: il mio badge non era ancora pronto, nonostante io abbia fornito tutti i dati necessari da settimane. Il problema è stato tamponato con un badge provvisorio che però non mi dà accesso ad alcuni servizi; poco male, in fondo. È così cominciato il mio giro nei meandri del palazzone dove lavorerò nei prossimi mesi. La prima cosa che mi ha fatto vedere il mio capo, della quale non ero a conoscenza, è la palestra: attrezzatissima, inabitata e gratuita. La proverò presto e se mi piace mi sa tanto che disdirò il mio contratto con la SATS, la palestra più popolare di Svezia. Come seconda cosa, il mio boss ha pensato bene di regalarmi… Una pianta! Purtroppo temo che con me durerà poco ma è stato un pensiero davvero carino ed inatteso. A questo punto siamo saliti di qualche piano e sono stato condotto nel mio ufficio privato. Mai avrei pensato che mi avrebbero riservato uno spazio a mio esclusivo utilizzo, perché in effetti nel mio settore non avevo mai visto altro che non fossero i comuni open space. Nell'ufficio, oltre ad un sacco di oggetti lasciati dal mio predecessore, c'erano il mio portatile personale (un quad-core) munito di docking station e monitor supplementare, uno zaino e altri pc che potrei utilizzare in caso di bisogno. Da notare che il portatile è adibito solo alle attività "da ufficio", non a quelle di sviluppo del software, per il quale si useranno altre macchine: un bel salto, considerando che dove ero prima c'era gente che doveva lavorare con il proprio computer! Inoltre, mi è stato dato un telefono munito di SIM, dicendomi che posso farne l'uso che meglio credo. Mi sono immediatamente insospettito e ho chiesto il perché di tanta cortesia, visto che potrei potenzialmente spendere una valanga di corone. Il capo mi ha risposto in modo molto chiaro e convincente: siccome loro comprano un mucchio di roba dal provider di telefonia, quest'ultimo gli dà la possibilità di utilizzare gratuitamente un certo numero di SIM senza limiti, incluso l'accesso a Internet. "Purtroppo" l'accesso a Internet è decisamente lento per usarlo su un pc ma per un telefonino è sufficiente e, in sostanza, all'azienda non costa niente. Pretendere di sostituire anche l'abbonamento a Internet sarebbe stato troppo.
Le sorprese non sono finite perché, tra le tante persone che ho incontrato oggi, ce n'è una che ha voluto farmi delle fotografie, per pubblicarle sul prossimo numero della rivista aziendale. Il risultato, inutile dirlo, è stato pessimo.
Per pranzo sono stato portato alla mensa, dove ho magiato abbastanza bene e a spese del capo. Per chi vuole c'è comunque la cucina a dispozione, come in qualunque posto di lavoro svedese. Nel pomeriggio ho partecipato alle famose pause caffè degli svedesi: tante persone che parlano e ridono, tranne una che non capiva niente di quel che dicevano, indovinate quale. Qui arriva la prima, forte, nota dolente: i miei colleghi sono praticamente tutti svedesi e perciò vado in grande difficoltà quando si mettono a parlare tra di loro. Un'altra brutta notizia è che sono stato avvisato che tra sei mesi ci sarà una grossa riorganizzazione dei reparti, allo scopo di aumentare il profitto dell'azienda. Quando sento dire una cosa del genere, mi viene in mente che "riorganizzare" è l'eufemismo di licenziare, perché conduce appunto alla riduzione dei costi. Guarda caso, il mio contratto scadrà proprio fra sei mesi. Un altro punto negativo (spero temporaneamente) è dovuto alla distanza: finché non trovo un rimedio, mi occorrono circa tre ore al giorno per andare e tornare dal lavoro.
Per finire, ho saputo anche che non andrò a Göteborg come mi era stato detto, bensì nientemeno che a Filadelfia… Non vedo l'ora di fare la scalinata del Museo d'Arte, quella divenuta celeberrima con Rocky!
Anzi, prima di concludere, un'altra piccola novità: ho saputo d'aver passato l'esame nazionale per il "SAS g", equivalente al livello scolastico.
MECENATE: Dal nome del ministro di Augusto, Gaio Plinio Maecenate(m), protettore di artisti e scienziati.
Un anno in Svezia (o quasi) 12 aprile 2011
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È già trascorso un anno da quando mi trasferii a Stoccolma. Stando alle mie aspettative e considerando i quattro mesi tedeschi, posso essere soddisfatto del risultato. Nonostante qualche problema, ho ancora una casa e in più ho trovato un impiego in una delle aziende in cui speravo di lavorare, anche se solo per sei mesi. Direi quindi che tutto procede secondo il piano prestabilito e mi auguro che le cose continuino ad andare così.
Una settimana fa ho ricevuto una telefonata da parte del ragazzo che mi ha intervistato nel colloquio fatto tempo addietro; mi riferisco, per intenderci, al tale che mi ha suggerito di vestirmi meglio. Voleva che ci incontrassimo per un nuovo colloquio, con il loro cliente. Purtroppo, a questo punto, ho dovuto rifiutare, visto che ormai avevo firmato il contratto con un'altra azienda.
Intanto mi ha chiamato anche il mio nuovo (nonché sedicente) capo. Desiderava chiedermi quale modello di computer preferivo, così lo avrebbe ordinato. La scelta era fra "schermo grande" e "schermo piccolo". Scoperto che ciò significava scegliere tra un 15" e un 16", gli ho detto di fare come gli aggradava, considerando semmai la risoluzione, che per il mio lavoro è più importante. Quando lavoravo a Genova nella piccola società, c'era gente che lavorava con il proprio computer, perché non ce n'erano altri. Io, del resto, usavo la mia auto per andare in trasferta. Qui mi chiedono addirittura di scegliere il modello!
Il sedicente capo non si è fermato qui e mi ha telefonato di nuovo, oggi. Questa volta mi ha chiesto se posso andare a Göteborg, quando avrò iniziato a lavorare. Io gli ho detto che dipende da lui dove devo andare, visto che sono vincolato da un contratto che prevede che io lavori ogni mattina! Si tratterà di seguire un corso su un ambiente di sviluppo che dovrò usare e di cui non ho alcuna esperienza. Quasi scusandosi, il capo mi ha detto che dovrò pagare viaggio e albergo. Io pensavo che intendesse dire che, come sono abituato, io anticipo le spese di tasca mia e, dopo aver consegnato un pacco di scontrini, ricevo il rimborso. In questo caso, invece, il boss ha aggiunto che mi spedirà una carta di credito aziendale da usare al posto della mia. Allora mi chiedo: perché quel tono? In Italia, a volte, non danno nemmeno il rimborso delle spese e qui mi fanno addirittura la cortesia di darmi una loro carta. Tra l'altro, in questo modo per loro è sicuramente più semplice verificare che i conti tornino. Comunque sia, so per certo che questa pratica si fa anche in Italia; dico solo che personalmente mi è capitato solo una volta in tre anni di vedere un dipendente di una qualche ditta usare una carta di credito aziendale.
Le cose si stanno facendo piuttosto interessanti, perciò. Non vedo l'ora di girare un po' la Svezia, sperando di avere il tempo per visitare qualche posto interessante. In più mi è stata offerta la possibilità di ampliare le mie competenze in modo mirato attraverso un corso specifico. Evidentemente, ora che mi hanno assunto, ci tengono che io sia produttivo.
Dal greco "skeletós", da "skéllein" = "disseccare".
Pubblicità 3 aprile 2011
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Ultimamente sono stato un paio di volte al cinema. Per la cronaca, ho visto "Route Irish" ("L'altra verità" in Italia, non mi è piaciuto) e "The Way Back" (mi è piaciuto abbastanza). Prima delle proiezioni, come sempre, c'è una serie di spot pubblicitari. Uno, in particolare, mi è piaciuto moltissimo e voglio riproporlo:
Per par condicio metto anche un'altra di queste pubblicità divertenti, della concorrente Tele2:
Notate qualche differenza nello stile di questi spot, rispetto a quelli italiani? 
FACINOROSO: dal latino "facinorosu(m)", da "facinus" = "atto colpevole", da "facere" = "fare".
Luoghi di Stoccolma 29 marzo 2011
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Il post di oggi è dedicato alla toponomastica e agli indirizzi di Stoccolma. Ne ho raccolti un po', senza fare particolari selezioni: l'unica categoria tralasciata è quella dei luoghi dedicati a persone importanti, perché la ritengo poco interessante ai fini del post. Tra l'altro ci sono poche strade dedicate a qualcuno. Chissà, forse è dovuto al fatto che, alla fine, al contrario dell'Italia, in Svezia ci sono vissute molte meno persone e sono successi molti meno fatti. Mi sono dilettato a tradurre liberamente tutti questi nomi. Ci sono sia posti molto conosciuti che piccole stradine di periferia; nomi strani e nomi tutto sommato comuni. Questo insieme non ha alcuna pretesa di essere rappresentativo della toponomastica svedese. Alcune strade, comunque, portano nomi davvero suggestivi: chi non vorrebbe vivere sul "colle dell'aurora boreale"?
Tutti questi posti sono esistenti nella contea di Stoccolma e si possono facilmente localizzare con qualche sito di mappe.
Devo dire, in ogni caso, che il nome più bello che abbia mai visto proviene dalla mia città natale, Genova: "piazza dell'amor perfetto". Di questo luogo esiste anche la laggenda, piuttosto affascinante, che si può facilmente reperire su Internet.
Il primo gruppo riguarda nomi di aree di Stoccolma, mentre il secondo contiene vie, piazze, ecc. Buona lettura!
Monte del lampone (Hallonbergen)
Voce / Stretto del lupo (Ulvsunda)
Isolotto del re (Kungsholmen)
Roccia meridionale (Södermalm)
Roccia orientale (Östermalm)
Monte Carlo (Karlberg)
Il bosco occidentale (Västra Skogen)
Valle verde (Gröndal)
La ninfea (Näckrosen)
Baia dell'ontano (Alvik)
Valle di Ulrico (Ulriksdal)
Monte Cristina (Kristineberg)
Il giardino degli animali (Djurgården)
Il pascolo della città (Stadshagen)
Capo Waldemar (Waldemarsudde)
Letto del re (Kungsängen)
Colle dell'aurora boreale (Norrskenbacken)
Via del castoro (Bävervägen)
Via della fucina (Smedjevägen)
Piazza Odino (Odenplan)
Via del porto (Hamngatan)
Piazza del fieno (Hötorget)
Sentiero dell'alce (Älgstigen)
Via della ferrovia (Järnvägsgatan)
Via della mela (Äppelvägen)
Via del cacciatore (Jägargatan)
Via del mulino (Kvarngatan)
Via del maniscalco (Hovslagargatan)
Sentiero della ghianda (Ollonstigen, che volendo si potrebbe tradurre in ben altro modo)
Sentiero dell'amore (Kärlekstigen)
Via di Borgo Tronco (Stockbyvägen)
Piazza Borgo Prato (Ängbyplan)
Via del mirtillo rosso (Tranbärsvägen)
Via del poeta (Skaldvägen)
Colle della colomba (Duvstigen)
Via della grande ombra (Stora Skuggasvägen)
Via piramide (Pyramidvägen)
Rotonda dello stagno delle anatre (Ankdammsrondellen)
Danza della vergine (Jungfrudansen)
Colle dell'ago (di pino) (Barrstigen)
Via della libertà (Frihetsvägen)
Via al ponte del monaco (Munkbroleden)
Via anello (Ringvägen)
Molo Borgo Martello (Hammarby Kaj)
Via dei Geati (Götgatan)
Via del boschetto della rosa (Rosenlundsgatan)
PIRAMIDE: dal latino "pyramide(m)", dal greco "pyramís" = "torta".