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Post un po’ polemico 2 novembre 2010

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Dunque,
siccome oggi sono d'umore avverso, farò un post un po' polemico. In realtà, come vedrete fra poco, non denuncio nulla di nuovo ma semplicemente ribadisco un concetto già noto e chiaccherato in Italia: mi sta a cuore e quindi ne voglio parlare.
Premetto che la mia esperienza tedesca è terminata venerdì e che attualmente ho ricominciato a frequentare il mio vecchio ufficio, dove dovrei restare per una decina di giorni. Ahimé, vorrei tanto tornare a Stoccolma il prima possibile perché ho degli affari in ballo ma i clienti non mi vogliono mollare. Su questo, ora che ci penso, ci potrei dedicare un altro post polemico ma mi astengo e vengo al sodo.
Qualche settimana fa, uno tra voi lettori mi ha contattato privatamente per chiedermi se potevo aiutarlo. Infatti, il tipo, un giovane ingegnere come me (che chiamerò G.), doveva trasferirsi a Erlangen e, avendo saputo che io ero lì da qualche tempo, voleva sapere se avevo qualche contatto per trovargli un alloggio. Purtroppo non ho potuto fare molto ma, per fortuna, il giovine ha saputo cavarsela da sé. D'altra parte, siccome in quei giorni avevo iniziato a pensare di vendere la mia bicicletta tedesca, ho subito associato le idee e così, un po' per conoscerci e un po' per l'affare, io e G. ci siamo incontrati per una cena. Si è presentato in compagnia della sua fidanzata, che saluto e spero di reincontrare un giorno. Li ho portati in un ristorante indiano dove mi ero trovato benissimo… F
ino a quella volta! Come al solito, quando è il caso di fare bella figura, la legge di Murphy si manifesta impietosa: praticamente, dopo un'ora e mezza di attesa, ci avevano portato solo da bere. Mi è spiaciuto molto per loro ma personalmente sono rimasto contento della cosa, perché ho avuto più tempo per conoscere due persone simpatiche e alla mano, come piacciono a me.
Dopo questo primo incontro, sono passati i giorni e io e G. abbiamo avuto modo di reincontrarci un altro paio di volte. Nel corso di queste serate assieme ho ascoltato la sua storia e, con il suo consenso, ora ve la racconto. G. è laureato in ingegneria (credo) elettronica e da tempo è affascinato dal mondo della fisica delle particelle. "'sti cazzi!", esclameranno i più! In effetti, penso che si tratti di un argomento piuttosto complicato. Comunque sia, G. è riuscito, dopo la laurea, a trovarsi un lavoro nel campo che gli piaceva. Indovinate un po' che mestiere ha scelto? G. ha scelto di fare nientemeno che il ricercatore, in un settore promettente, certamente di frontiera. e presso un istituto italiano. A questo punto della storia, penso che i più abbiano già capito dove sto andando a parare. No? Allora continuo con il racconto: per lavorare nel suo campo prediletto, G. ha dovuto sgobbare parecchio, facendosi calpestare da arroganti professori ed un sistema che penalizza la creatività e smorza l'entusiasmo dei giovani. Lavorava tante ore ed era pagato meno di quel che si meritava. Un bel giorno, G. intravede la possibilità di partecipare ad una conferenza a Kyoto dove avrebbe potuto presentare i propri risultati alla comunità scientifica che opera nel suo settore. Si tratta, penso, di una delle esperienze più belle e più ambite per chi si occupa di ricerca. Invece, G. si è visto ostacolare dai suoi stessi capi, che accampavano scuse imbarazzanti per non farlo andare: per esempio, gli si diceva che era troppo giovane per andare alle conferenze (ha 29 anni). Una conferenza per un ricercatore è il momento in cui può fare vedere a tutti di essere riuscito a fare qualcosa di buono, conoscere nuove persone con gli stessi interessi e, in generale, sentirsi soddisfatto del proprio lavoro. Dopo sforzi e lotte intestine, G. è riuscito a partecipare comunque a quell'importante avvenimento e proprio laggiù, nel Sol Levante, è avvenuta la svolta. A quella conferenza ha partecipato anche Siemens, che nel campo di G. sta investendo molti quattrini e, quando ha visto il lavoro del giovane italiano, dev'essere rimasta molto impressionata, perché non ha tardato a proporgli di lavorare per loro in Germania. G. si è così ritrovato a fare un viaggio a Erlangen (a spese di Siemens) per fare un colloquio e dopo qualche settimana eccolo con le valigie in mano. Parallelamente, anche il datore di lavoro italiano gli aveva fatto un'offerta ma quella dei tedeschi, a quanto pare, era nettamente migliore. Adesso G., dopo qualche settimana in Baviera, ha capito che, almeno per quanto riguarda il lavoro, ha fatto un colpaccio: ottimo stipendio, tempo libero, stesso clima di rilassatezza che ho sperimentato anch'io lavorando là, possibilità di lavorare in un ambito della ricerca davvero interessante. In più, la sua nuova azienda gli sta anche pagando il corso di tedesco, segno evidente di quanto ritengano importante investire su di lui.
Morale della favola: l'Italia ha speso un sacco di soldi per formare G. e adesso se l'è lasciato scappare per andare a fare le fortune dei Tedeschi. Bell'affare, complimenti! Il giovane cervello in fuga dall'Italia è ormai diventato uno stereotipo. Direi che questa storia assomiglia molto a quella di gattosolitario e di tanti altri giovani insoddisfatti. Nel mio caso specifico, probabilmente si tratta solo di una carrettata di letame che va oltreconfine ma, come diceva qualcuno, dal letame nascono i fiori!

STEREOTIPO: dal greco "stereos" = "solido" e "tupos" = "immagine"

Sono ancora vivo 14 ottobre 2010

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Mi sono colpevolmente assentato per due mesi e mezzo, chiedo scusa a tutti.  Sono ancora a Erlangen. Avrei tantissime cose da raccontare e fotografie da mostrare ma il tempo è sempre limitatissimo e, quando ne ho, ho quasi sempre altre priorità.  Pertanto, vi prometto che, una volta tornato a casa in Svezia, oltre a riprendere il racconto della mia avventura nordica dedicherò qualche post anche a quella germanica appena conclusa.
Per adesso posso solo dirvi che dopo 107 giorni sono stanco di restare qui. Penso che qualunque trasferta, anche una bella come questa, alla lunga stanchi. Ho voglia di tornarmene a casa e iniziare a fare tutte quelle cose che ho in mente per l'inverno. Purtroppo dovrò rimanere qui ancora fino a fine mese, con buona probabilità di fermarmi fino a novembre inoltrato.
Intanto, ho ripreso lentamente a cercare un lavoro in Svezia, visto che comunque le aziende rispondono mediamente nel giro di qualche settimana, quando lo fanno. L'altra sera mi sono candidato spontaneamente presso un'azienda che opera nel mio settore. Non accadeva da molto tempo che mandassi il mio CV senza rispondere ad un annuncio. Curiosamente, ho ricevuto una risposta la sera stessa: il boss della società mi ha detto che stanno cercando personale e mi ha chiesto di confermargli il mio interesse a lavorare da loro. Ovviamente ho detto di sì e così ci siamo accordati per risentirci quando ritornerò in Svezia. Questo mi basta per farmi fare subito dei voli di fantasia, son fatto così. In realtà, per adesso non c'è nemmeno la certezza di un colloquio, cosa che da sola sarebbe già un enorme miglioramento rispetto al passato. Staremo a vedere…

STALATTITE: dal greco "stalaktós" = "gocciolante"

MERLUZZO: dal provenzale "merlus" = "(pesce) merlo".

Nuova avventura in Germania 13 luglio 2010

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Riesco finalmente a trovare un po' di tempo per raccontare le mie prime avventure in terra germanica. A dire il vero, il tempo a disposizione è molto meno del necessario, per cui oggi mi limiterò solo ad una breve introduzione.
Come è noto, mi trovo a Erlangen, nel cuore della Germania, in alta Baviera. Lavoro ancora per conto della mia vecchia azienda genovese, presso uno dei tanti edifici della Siemens. Praticamente, Erlangen è stato un paese fino al giorno in cui la Siemens non ha deciso di costruirci. Ora è diventata una città di circa 70000 abitanti con centinaia (non esagero) di palazzi interamente occupati dalla grande azienda. La mia squadra di lavoro è composta da altri tre italiani, compresi fra i 24 e i 35 anni. Insieme lavoriamo per una centrale elettrica che coinvolge anche stranieri tra cui, naturalmente, tedeschi.
Fin'ora non posso certo lamentarmi dell'ambiente, perché si tratta della trasferta di gran lunga più agiata da quando ho iniziato a lavorare nell'automazione: sto in un ottimo albergo a quattro stelle, vado d'accordo con tutti; ogni mattina, nel nostro ufficio, c'è un carrello riempito di biscotti e bevande d'ogni genere. La birra in Germania costa meno dell'acqua ed è generalmente di buona qualità. Il lavoro è decisamente rilassato. Ci sono buoni ristoranti e svaghi. Le città che ho visitato sono tutte belle e molto pulite: d'altro canto, questa è una delle zone più ricche d'Europa. Basti pensare che nel raggio di pochi chilometri da Erlangen, oltre all'onnipresenza di Siemens, ci sono le sedi di aziende famosissime come Adidas, Puma, Mediamarkt (Mediaworld e Saturn) e Audi, solo per citare i primi che mi sovvengono.
La prossima volta pubblicherò qualche immagine e racconterò delle gite che ho fatto nei primi due weekend mitteleuropei.

LOSANGA: dal greco "loxós" = "obliquo"

Fine primo tempo 26 giugno 2010

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Ieri a mezzogiorno, quando tutto il regno festeggiava Midsommar, sono uscito di casa con lo zaino in spalla e una valigia in mano. 13 ore più tardi ero ancora una volta a casa in Italia. Qui è terminata la prima fase della mia nuova vita in Svezia, dove tornerò non prima di ottobre. Come già scritto in precedenza, mi recherò per conto della mia vecchia azienda ad Erlangen, in Germania. Per la precisione, partirò martedì mattina da Genova alla volta di Monaco di Baviera; da lì prenderò l'auto e mi farò i circa 200km di strada che mancano per giungere alla meta. Ieri uno dei miei futuri colleghi mi ha scritto raccomandandosi di portare occhialini e costume, perché si andrà in piscina. Mah, fin'ora tutti quelli che lavorano per il mio cliente hanno parlato di questa trasferta come di una specie di vacanza dove ogni tanto di lavora… Chissà come mai dubito che sarà veramente così.
Tornando alla Missione, il risultato finale per me è stato soddisfacente ma non privo di macchie. Ho imparato un po' di svedese ma ho ancora grandi difficoltà a capire il parlato. Il giudizio complessivo datomi dalla professoressa del Komvux è stato negativo e perciò dovrei ripetere  questa prima parte del Grundläggande. Ho l'impressione che abbia inciso sul voto uno scambio di battute fra me e la prof. che la mise un po' in imbarazzo: per farla breve, si parlò di etimologia a lezione e io contestai le sue parole. Con lei, in effetti, non ho mai avuto feeling. Comunque sia, anche da bocciato penso di aver fatto dei buoni passi in avanti in questi due mesi e mezzo e tutti i madrelingua mi fanno sempre i complimenti. La strada è ancora molto lunga e spero di riuscire a dedicare un po' di tempo allo svedese anche quando sarò in Germania.
L'altro motivo di soddisfazione è che ho pienamente raggiunto il mio obiettivo secondario: siccome nella prima avventura svedese persi 6 chili e sentendo il bisogno di cambiare il mio stile di vita, ho creduto che avrei potuto dimagrire un po' anche questa volta, senza alcuna rinuncia ai dolciumi e alle schifezze ma semplicemente con un minimo di attenzione nei tempi e facendo una moderata attività fisica. Ebbene, dal giorno della partenza a ieri notte, ho perso ben sette chilogrammi di ciccia, equivalenti a circa 95 grammi al giorno.  Adesso sono praticamente al mio peso forma e, ripeto, non ho affatto smesso di mangiare cioccolato e cibi unti.
Detto questo, Rinascita al Nord racconterà per qualche mese della mia vita nel cuore della Germania, come fu due anni fa con la Grecia. Spero che sia una variazione gradita al pubblico.

TATUAGGIO: dall'inglese "tattoo", da una lingua polinesiana. Il termine arriva in italiano attraverso la mediazione del francese "tatouer".

Di nuovo in viaggio? 25 maggio 2010

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Poco prima di partire per la Svezia, scrissi che ci sarebbe stata ancora occasione di lavorare con la mia azienda in Italia. Infatti, quando ormai avevo già detto al mio boss che volevo tornarmene a Stoccolma, arrivò in ufficio l'annuncio di una possibile commessa che apparì subito molto interessante… Così interessante che diedi la mia disponibilità, eventualmente, a lasciare nuovamente la Svezia per dedicarmi a questo lavoro in estate. Si tratta di sviluppare un software del tipo che fa normalmente la mia azienda e di cui ne ho già prodotto uno in passato, ai tempi dei primi viaggi in Grecia. Curiosamente, questa volta lo sviluppo non sarà fatto in ufficio, come consuetudine. Si farà invece nientemeno che a Erlangen, in Germania, presso le principali sedi della Siemens. Tutti conoscono questo nome ma forse pochi sanno che è anche la più grande azienda di automazione industriale europea. Siccome non capita tutti i giorni di poter lavorare a stretto contatto con i maestri del mio settore, ho pensato che questa commessa possa essere molto interessante per il mio CV e, conseguentemente, anche per il mio futuro in Svezia. Da qui si capisce perché io sia disposto ad interrompere il mio percorso di apprendimento della lingua svedese per qualche mese, pur continuando a pagare l'affitto della casa dove vivo ora.
Ebbene, ieri mattina il mio capo mi ha fatto sapere che dovrei partire per Erlangen in un qualunque momento da qui ad un massimo di due settimane e dovrei restar là per circa tre mesi. Mi perderò l'estate scandinava e sicuramente il mio svedese non migliorerà in questo periodo ma ho pensato che alla fine ne sarà valsa la pena. D'altra parte, nessun mio ex-collega è disponibile in quel periodo, per cui o ci vado io oppure la commessa va a qualche ditta concorrente.
Pertanto, da adesso in avanti questo blog potrebbe diventare all'improvviso "Rinascita in Mitteleuropa", per qualche tempo!  Una volta finito il lavoro in Germania, tornerò comunque in Svezia con l'intenzione di rimanerci a lungo!

LICANTROPO: dal greco "lykánthropos", da "ánthropos" = "uomo" e "lýkos" = "lupo".

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